Pet Therapy: cosa è e i suoi benefici - Cali onlus

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Si sente molto parlare di “Pet Therapy” e Calì Cooperativa Sociale dedica l’articolo di oggi proprio a questo particolare tipo di terapia che vede fa del contatto e della comunicazione fra persona e animale una vera e propria cura.

Se ci pensiamo gli animali hanno accompagnato da sempre la storia dell’evoluzione umana, basta pensare alle antiche pitture rupestri che raffigurano insieme uomini e cavalli. Grazie allo studio di esperti medici/psicologi si è poi scoperto che il loro aiuto può essere fondamentale anche per la cura di alcune patologie. Andiamo quindi ad analizzare questa particolare cura.

Piccoli cenni storici sulla Pet Therapy: quando è nata?

Il termine “pet-therapy” non è stato concepito dal nulla. In realtà è stato determinante un libro chiamato “The Dog as Co-Therapis” ( tradotto: “Il cane come co-terapeuta”) scritto dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson nel 1962.

Non a caso, Levinson era uno psichiatra, quindi una persona che quotidianamente aveva a che fare con i disturbi della mente. I suoi studi ebbero una svolta quando osservò che alcuni pazienti, quando interagivano con un cane, mostravano segni di miglioramento dei propri stadi di ansia.

Pubblica quindi il libro in cui raccoglie i risultati ottenuti e anzi una serie di consigli e metodi per improntare un percorso di cura di malattie psichiatriche proprio con l’aiuto di un animale.

I benefici della Pet Therapy: il medico “sparisce” e fa spazio all’interazione uomo-animale

Da lì in poi un maggior numero di scienziati e specialisti hanno iniziato a valutare l’utilizzo degli animali come “aiutanti”. Anzi, i benefici della Pet Therapy risiedono proprio in una specie di “eclissamento” della figura del medico.

Proviamo a spiegarvi questo fenomeno in parole semplici. Uno dei primi problemi in alcune patologie, vedi l’autismo, è riuscire a creare una relazione di fiducia fra paziente e dottore. Quando questa relazione si crea spontaneamente non sorgono problemi, al contrario in molti casi c’è una “chiusura a guscio” del paziente. Ne è compromesso tutto il percorso di cura e l’intera comunicazione.

Con l’incontro paziente-animale, ovviamente fatto in maniera scientifica per preservare la salute di entrambi, si crea un ambiente del tutto informale, in cui il paziente non si sente “il dovere”, non sente nessuna condizione avversa, non si sente “costretto a interagire”. Si apre un nuovo mondo in cui il medico è quasi messo da parte dall’animale. È importante sottolineare proprio questo: che la Pet Therapy non è una sostituzione alla cura farmacologica, al contrario aiuta il medico a creare le condizioni affinché la cura prosegua nel migliore dei modi.

I benefici della Pet Therapy: cosa hanno dimostrato i diversi studi?

Fatta questa precisazione, analizziamo brevemente i benefici apportati da questa particolare terapia:

  • Come appena detto, migliora l’atteggiamento del paziente non facendolo sentire in un ambiente ostile o addirittura “sotto analisi”;
  • Migliora il rapporto dottore-paziente favorendo la comunicazione;
  • Migliora la reattività del pazienteperché si sente stimolato e non giudicato;
  • Migliora la concentrazionedel paziente perchè spezza la monotonia quotidiana;
  • Migliora le capacità di “autostima”: in alcune terapie l’animale viene utilizzato per far compiere piccole operazioni ai pazienti, Quando questi capiscono il valore dell’operazione compiuta nel modo esatto, accrescere la loro “consapevolezza” di aver fatto qualcosa in modo esatto e quindi di essere “capaci”
  • Il rapporto fisico con l’animale, intendiamo proprio un gesto che può essere una carezza, stimola la produzione del nostro corpo di sostanze capaci di calmare e rilassare la persona. Ritorna la validità del “co-terapista” di un animale: una cosa è provare a instaurare una semplice dialogo con una persona iperattiva, un’altra invece è farlo quando la stessa persona ha un atteggiamento più amichevole favorito appunto da un animale.

I benefici della Pet Therapy per Alzheimer e autismo

Tutti i benefici della Pet Therapy vengono utilizzati sempre di più in caso di Alzheimer e autismo per le ragioni prima elencate. Sempre più strutture propongono percorsi specifici che vedono l’interazione fra pazienti e animali ma per fortuna sempre più studi cercano di capire come portare avanti terapie efficaci.

Per quanto riguarda l’autismo uno dei primi fattori analizzati è la “potenza” della comunicazione non verbale. Sembra incredibile, ma, prendendo in considerazione l’ausilio dei cani nelle terapie, la cosa sconvolgente è proprio il fatto che nell’interazione fra cane e paziente non predomina la parola, ma un rapporto alla pari fatto di scambi di messaggi non verbali. Questa è una relazione alla pari fatta di piccole azioni per “capirsi”, si instaura quindi quella relazione informale e piacevole di cui abbiamo parlato e che porta il paziente a “collaborare” all’intero percorso di cura.

Calì cooperativa Sociale vi saluta ricordandovi che le nostre psicologhe sono a disposizione per approfondimenti sul tema dell’autismo. Ci troviamo in Via Chieti 19, chiamateci per un appuntamento!

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